La Valfurva va ammirata non solo per le selvagge bellezze della Val Zebrù e per gli imponenti ghiacciai del gruppo dell'Ortles-Cevedale ma soprattutto per quanto le genti di montagna hanno creato nei secoli di povertà e di attaccamento al loro difficile ambiente: i residui nuclei di dimore permanenti in legno di Madonna dei Monti, i maggenghi, i fienili e le baite dei maggenghi e degli alpeggi che interessano tutto il versante a solatìo della valle del Frodolfo, fino alle più alte quote.
Accanto alle baite ci sono i vecchi sentieri di mezza costa, scanditi da cappelle votive e crocifissi, recinzioni in pietra o in legno, le fontanelle… tutto un mosaico di interventi tra loro ben armonizzati, un patrimonio di cultura e di ambiente, che caratterizza il nostro territorio in termini inconfondibili che va salvaguardato, studiato e reso noto a tutti perché è una ricchezza che ci viene in eredità da tante generazioni.
La Valfurva porta incise le tracce profonde della millenaria presenza di una comunità umana che ha improntato di sé il paesaggio, l'architettura, l'arte, tutte le umili cose, gli arnesi di tutti i giorni.
La fisionomia della gente e del suo lavoro si è fissata durevolmente nell'ambiente e l'ambiente ha profondamente forgiato la personalità dei suoi abitanti.
Oltre al Museo Vallivo, la Valfurva può vantare il ricco museo all'aperto rappresentato dal patrimonio di dimore rurali in legno, oltre cinquecento, sparse sui versanti e costruite nei secoli sui maggenghi tra 1300 m di Uzza e i 2300 m della Valle dei Forni.
Nelle contrade di Madonna dei Monti, in località Plazzòla, si trova un esempio di insediamento cittadino tutto in legno, un tempo permanentemente abitato; San Gottardo e Santa Caterina sono collegati da suggestivi sentieri che mettono in comunicazione innumerevoli e singolari dimore in legno.
La Valtellina non era Paese di gente espansiva: esprimeva i propri sentimenti affettuosi in termini semplici ma profondi. Non aveva una grande cultura ma amava ingenuamente l'arte e la desiderava nelle chiese e nelle cappellette. In passato tutto era rapportato e riferito alla devozione religiosa; ciò spiega il carattere, quasi esclusivamente religioso delle testimonianze di arte pittorica popolare costituite dagli ex-voto, dai dipinti e dalle cappellette. Le testimonianze della dimensione religiosa delle popolazioni della Valfurva sono numerose e assai differenziate nelle loro manifestazioni: chiese, edicole votive, santelle, cippi, croci campestri, iscrizioni su edifici religiosi e case di abitazione.
Indice tematico degli itinerari:
SENTIERI ETNOGRAFICI: antichi nuclei di architettura rurale
- l'impronta umana sull'ambiente: gli insediamenti;
- le varie tipologie abitative: la baita e la malga;
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materiali e tecniche utilizzati per la costruzione: le caratteristiche geomorfologiche delle montagne e l'influenza che ne deriva sull'insediamento umano nella valle;
- l'arredo interno: la stua, la pigna, la mobilia (visita al museo vallivo di Valfurva);
- particolarità degli elementi architettonici: schede didattiche
SENTIERI STORICO-CULTURALI: memorie della religiosità di un tempo
- l'architettura religiosa: chiese e cappelle votive;
- l'arte lignea: i crocifissi
Su richiesta disponibile brochure dettagliata, completa di archivio fotografico.
Grosio
La Villa Visconti Venosta
La Chiesa di San Giorgio
I castelli e le incisioni
Il costume tipico
La cucina: specialità uniche
L'artigianato
Cantine Triacca
Casa La Gatta
Sforzato San Domenico
Il vino del Presidente
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