Chiara Galli - Guida Turistica della Provincia di Sondrio

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Piccoli, grandi paesi

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie

 

 

Fu iniziato nel 1487 quale ringraziamento del paese alla Madonna per lo scampato pericolo d'essere distrutto dai Grigioni e già nel 1490 veniva consacrato. L'edificio fu ingrandito nel 1534, ma venne completamente rifatto tra il 1609 e il 1623. Il primo campanile risale al 1500.

L'interno è a una sola navata con volta a botte tutta affrescata, tra il 1921 e il '22 da Fumagalli che, con una vasta composizione riuscì a fondere tre campate rappresentando “Uno stuolo di angeli che accompagna la Vergine dal sepolcro siano al cospetto della S.S. Trinità".



Nel lato sinistro possiamo ammirare un grandioso organo settecentesco con la cassa in legno scolpito ed intagliato, opera dapprima del bresciano Paolo Scalvini e poi da Del Piaz che ultimò l'opera.

Essa ha un parapetto molto mosso e ricco di fregi esuberanti ma ben fusi che incorniciano dei pannelli a bassorilievo rappresentanti, nel mezzo, l'Apparizione della Vergine nel 1487.

Il Presbiterio è chiuso da una grande cancellata in ferro battuto eseguita negli anni 1630-31 oltre la quale si trova la monumentale ancona (15 m ) in legno intagliato, scolpito, dipinto e dorato eseguita da Pietro Ramus.


Viaggio nella fede: da Michelangelo alla cultura popolare

Curiosità:

Nella sagrestia del Santuario fa bella mostra "La Sacra Famglia" (XVI) di Marcello Venusti, pittore romano originario di Mazzo che fu allievo di Michelangelo. Ora che la storiografia ha inquadrato meglio l'autore rimasto per secoli ignoto, è facile riconoscere i tratti michelangioleschi nella mano dell'allievo che realizzò il dipinto: il triangolo come base per l'organizzazione della tela, la plasticità ed il movimento delle figure e degli sguardi, il rilievo anatomico creato dal controllo della luce. Nonostatnte il velo di oblio che il tempo ha inelutabilmente steso su molti che ebbero la sventura di nascere in un'epoca ricca di protagonisti di primo piano dell'arte a livello mondiale, questo pittore torna all'onore della cronaca nella sua terra di origine che probabilmente non ebbe modo di conoscerlo in vita e riceve giustamente quella calda ammirazione del pubblico che meritò per le sue opere, molto apprezzate dalla critica e conservate soprattutto nelle chiese e nei musei romani.

A Napoli, nel museo di Capodimonte, esiste poi un'importante copia su tela del ”Giudizio finale“ di Michelangelo, così com'era prima che Daniele da Volterra, il "Braghettone" lo "danneggiasse" coi suoi panneggi.

Sulla "santéla del Capitel" è dipinto un affresco dell'Apparizione della Madonna: i soldati Grigioni, miracolosamente dissuasi dal mettere a ferro e fuoco il paese, si notano appena perchè, dopo la ralizzazione dell'affresco, nacque e si consolidò fra i contadini ed i passanti la consuetudine di bersagliarne sistematicamente l'immagine col lancio di ciottoli (come un sortilegio contro il nemico-diavolo) per scongiurarne il ritorno.

Durante l'opera di restauro è stata rispettata la "variante" indotta dal perdurare della tradizione ed ora è diventata una testimonianza storica della cultura popolare radicata in questo territorio.

 

 

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