Il costume
Il costume di Grosio nacque spoglio: povero nel tessuto, privo di ornamenti. Secondo la tradizione orale, verso i primi del Seicento, i Grosini emigrati in Venezia portarono in paese un gruppo di schiave orientali: da allora ebbe inizio l'evoluzione e l'arricchimento del costume che si differenziò dagli altri costumi valtellinesi diventando splendido nei colori e prezioso nei tessuti. Dal 1600 in poi, gli uomini portavano la fascia veneziana, le donne gonne di panno fino, verde, rosso scuro e nero, corsetti in tessuto pregiato, fazzoletti e grembiuli di seta a colori vivacissimi, cappelli di feltro provenienti da Verona e da Vicenza, fili di numerosi granati, orecchini, spille ed anelli in oro o in filigrana d'oro.
Grosio
La Villa Visconti Venosta
La Chiesa di San Giorgio
I castelli e le incisioni
Il costume tipico
La cucina: specialità uniche
L'artigianato
Tirano
La Basilica
Santa Perpetua
Il Museo Etnografico
Il Tour del Bernina
Le mude: a seconda delle circostanze in cui viene indossato il costume si presenta in varie mude.
1. muda da contadini: per tutti i giorni di lavoro;
2 .muda da montanari: per andare in montagna;
3. muda da festa: che si indossa nelle feste comuni;
4. muda da lutto: che si indossa nei funerali;
5. muda da sposi: che si indossa nei matrimoni e nelle cerimonie.
|
Parte integrante del costume grosino sono le calzature. Le donne usavano portare ai piedi, in base ai lavori svolti, diversi tipi di calzature. I " sciupéi", calzatura con suola in legno, generalmente di larice o pino, era la tipica scarpa per i lavori di campagna e per gli spostamenti lungo i sentieri di montagna. Avevano una forma curiosa con la punta rivolta verso l'alto. Alla suola veniva inchiodata la tomaia di cuoio con brocche di ferro o ottone. I lembi della tomaia erano chiusi con stringhe. Sotto la suola, per favorire l'aderenza al terreno, venivano inchiodate delle borcche "paloti o fus". Le donne che hanno portato i "sciupei" garantiscono fossero calzature comode e calde.
Più usuali erano gli zoccoli con suola in legno e due liste di pelle nera allacciate sopra il piede con una fettuccia verde. Sia per gli uomini che per le donne, in particolari situazioni climatiche di pioggia o neve venivano applicati sopra gli zoccoli i "traùch", calze fitte e grosse che fungevano da stivali. Sui capi importanti si calzavano, invece, scarpe nere con tacco di 4 cm; ambidestre, modello decoltè a coda di rondine, erano arricchite da fibbia, anche d'argento, con pietre di diamante e fiocco nero di raso.
|
Numerosi sono gli accessori del costume di Grosio, ritenuti assolutamente indispensabili perchè gli conferiscono quell'eleganza in grado di suscitare riverenza e lo rendono, nel contesto territoriale valtellinese, unico, appariscente e, in certi casi, anche invidiabile (rivelendo l'influsso dei contatti con Venezia).
Il mondo degli accessori dell'abito è assai variegato e si può distinguere in due sottoclassi diverse: quella operata direttamente sul corpo che veste l'abito come l'acconciatura e il trucco e quella che ne fa parte come addobbo esterno, fra cui si elencano: le calze, le calzature, il cappello, i fazzoletti ed i gioielli.
Questi ultimi si differenziavano in: spillone in oro o filigrana per capelli, orecchini in oro o filigrana, granate in diversi giri con croce in oro, bottoni d'oro, spille ed anelli d'oro con lavorazione ricercata per cerimonie, con lavorazione più semplice per tutti i giorni, orecchino da uomo, orologio da taschino in oro o argento con catena lavorata.
|
Il carnevale
Grosio vanta un apprezzatissimo carnevale, testimonianza di una cultura popolare profondamente legata alle sue origini contadine.
Riproposto ogni anno con un'adesione spontanea ed unanime, il carnevale si basa sulla presenza delle vecchie maschere, indossate sempre dalle medesime persone e lasciate poi ai figli a mo' di eredità e sulla gara dei carri allegorici che ogni contrada è impegnata ad allestire.
Bernarda
La maschera più cara ai Grosini è "Bernarda": in una gerla, portata da una finta vecchietta, c'è un uomo mascherato da poppante: figura doppia, derivata forse dal teatro francese, si richiama alla vecchia diceria secondo cui a Grosio lavorerebbero solo le donne, mentre gli uomini si limiterebbero ad accompagnarle.
Altre maschere caratteristiche sono: il Paralitico. Un finto consorte portato a cavalluccio sta avvinghiato ad una figura femminile dall'aspetto vistosamente caricaturale; il "Carneval Vecc": un vecchio accompagna una figura femminile decisamente esile (la "Magra Quaresima"). Questa coppia, come tutte le altre maschere popolari, offre diversi spunti di lettura dell'arguzia campestre. Il messaggio più immediato ammonisce che il tempo dei bagordi e dell'abbondanza volge al termine, quindi è già ora di cominciare un lungo periodo di privazioni e di sacrifici per ricostituire il gruzoletto che ogni famiglia che si rispetti possiede per far fronte agli imprevisiti. Propriamente con il nome di Carneval Vecc si indica un fantoccio goffo e imbottito di paglia con le corna in testa, simbolo della miseria dei tempi da dimenticare tra canti e scherzi in compagnia. L’usanza stabilisce infatti che alla fine della festa il fantoccio venga bruciato in un rito che annuncia l’avvento di tempi migliori e della buona stagione.
Antichi documenti parlano di "fuochi di carnevale" riferendosi all’incendio di rovi nei sentieri di campagna per facilitare il passaggio dei contadini e dei mezzi agricoli in primavera.
Anche l'Ors, un grande orso bianco con due piccoli testicoli neri in bella vista, insieme all'ammaestratore costituisce un gruppo che comunica con gli spettatori attraverso la mimica: il plantigrado tende freneticamente a grattarsi le sue" macchie" troppo in contrasto col bianco della sua pelliccia, ma deve evitare di essere scoperto dal severo ammaestratore che lo minaccia con una frusta. Allo spettatore che sogghigna osservando la scenetta viene detto che siamo soliti ingigantire i nostri piccoli difetti, anche quelli più nascosti, specialmente quando qualcuno tenta di costringerci a nasconderli.
|
Indicazioni bibliografiche: Grosio e le sue fontane. A cura dell'Istituto Comprensivo di Grosio. Ed. SO.LA.RE.S. Bormio (2004)
Torna alla prima pagina